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Dolore e Infiammazione

Psicoterapia contro le ossessioni a Verona, in presenza o online

Le Ossessioni sono un sintomo a causa del quale sempre più spesso vengo contattato per una consulenza presso uno dei miei studi di Verona.


Seguendo il DSM 5 (2014), esse sono caratterizzate da:


pensieri, impulsi o immagini ricorrenti, vissuti come intrusivi e indesiderati, e che causano ansia e disagio marcati;

il soggetto tenta di ignorare o sopprimere tali pensieri, con altri pensieri o azioni.

Le conseguenti Compulsioni sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali che il soggetto si sente obbligato a mettere in atto. Tali comportamenti o azioni mentali sono rivolti a prevenire o ridurre l’ansia, ma non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare.

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Alcuni dati per conoscere meglio il DOC

1
Persone del mondo
16
Età di esordio
1
Donne rispetto agli uomini

Esistono altre psicopatologie correlate al Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Tra le più diffuse oggi troviamo:


  • Disturbo di Dismorfismo Corporeo, cioè una patologica preoccupazione per uno o più difetti o imperfezioni percepiti nell’aspetto fisico, che non sono osservabili o appaiono agli altri in modo lieve. L’individuo mette in atto comportamenti ripetitivi (es. guardarsi allo specchio) o azioni mentali (es. confrontare il proprio aspetto con quello degli altri).
  • Disturbo da Accumulo, ovvero la persistente difficoltà di gettare via o di separarsi dai propri beni, a prescindere dal loro valore reale. Ciò produce un accumulo che congestiona e ingombra gli spazi vitali e ne compromette l’uso previsto.
  • Tricotillomania, cioè il ricorrente strapparsi capelli o peli, che porta alla perdita degli stessi. L’individuo tenta invano di ridurre questo comportamento.

In questa pagina non approfondisco ulteriormente questi disturbi; mi limito a ricordare che essi sono strettamente connessi ad una modalità di fare esperienza di tipo Ossessivo.

Il mio approccio con il doc

Il mio primo intervento è stata la rifigurazione della sofferenza di Cesare, facendo così in modo che egli ne comprendesse il senso ed avvertisse come modificabile la propria condizione, non sentendosene più vittima ma attivo costruttore. In seconda battuta abbiamo lavorato sulla sua “rigida” modalità di vivere, sia attraverso l’utilizzo del diario, che di altri “compiti per casa” volti a promuovere esperienze che, in prima battuta, egli riteneva assolutamente non percorribili. La sintomatologia ossessiva è diminuita già dopo alcune sedute, per poi scomparire con il proseguo del percorso. Ho visto Cesare per circa un anno, inizialmente con cadenza settimanale e, via via che la sofferenza diminuiva, con cadenza bisettimanale. Al termine del percorso il ragazzo non presentava sintomi psicopatologici, aveva le idee chiare sul proprio futuro, e soprattutto si concedeva spesso la possibilità di non “eccellere a tutti costi” in ciò che faceva.

Alcune storie di rinascita

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Come tratto i disturbi ossessivi compulsivi: un esempio clinico

Cosa avviene presso i miei studi di Verona se mi contatti perché sperimenti sintomi di tipo Ossessivo e Compulsivo?

A titolo esemplificativo riporto il caso di Cesare, ragazzo ventenne che, qualche tempo fa, mi aveva contattato perché la sua vita “era diventata un incubo”.


Durante il primo colloquio Cesare riportava di sperimentare, da circa un paio di mesi, sintomi di questo tipo: “quando mi trovo in cucina con un coltello tra le mani, ho paura di fare del male alle persone che ho vicine”, “ho paura di voler lasciare la mia ragazza, anche se sono certo di amarla”, “quando guardo filmati pornografici, poi trascorro intere giornate con il timore che la polizia mi contatti”. Queste Ossessioni avevano compromesso la quotidianità del ragazzo, che non riusciva più a concentrarsi nello studio e dormiva poche ore per notte.


Ma cosa poteva aver causato tutto questo? Per dare una risposta, era importante fare qualche passo indietro e capire CHI fosse Cesare, e come fosse arrivato fino a questo momento della sua vita. Emerse che, più o meno da sempre, i genitori erano stati parecchio richiestivi nei suoi confronti, sebbene non particolarmente severi: “Ricordo che, quando prendevo voti sufficienti, mia madre mi faceva sentire in colpa; non potevo mai permettermi di rilassarmi”. Il ragazzo al Liceo era tra i più bravi, e otteneva risultati senza eccessive difficoltà. All’epoca frequentava il secondo anno di Medicina all’Università, ed iniziava ad avvertire una certa competizione con i colleghi e un senso di inadeguatezza: “Ora sento di non essere più il migliore, di non essere più tenuto in considerazione come ai tempi del Liceo”. Dal punto di vista affettivo, era fidanzato con Roberta, ex compagna di classe, da quattro anni: “Lei è sempre stata una certezza per me. Ora le cose sono un po’ più complicate, perché viviamo in diverse città per motivi di studio”.


In sintesi, Cesare, in concomitanza con il passaggio dal mondo del Liceo a quello universitario, sentiva messe in discussione le certezze che fino ad allora lo avevano aiutato a mantenere un senso di stabilità. Questi cambiamenti, uniti ad una modalità di fare esperienza tendenzialmente “controllante” da parte del ragazzo, avevano favorito l’insorgere di una forte insicurezza personale. Come dico spesso ai pazienti, i Pensieri Ossessivi non rappresentano il motivo del malessere, bensì una modalità disfunzionale di cercare una stabilità quando avvertiamo di averla persa. I pazienti ossessivi, infatti, per buona parte del tempo tendono a rendersi conto dell’irrazionalità delle preoccupazioni, non riuscendo però a liberarsene.

Qual è stato il mio intervento?

Il mio primo intervento è stata la rifigurazione della sofferenza di Cesare, facendo così in modo che egli ne comprendesse il senso ed avvertisse come modificabile la propria condizione, non sentendosene più vittima ma attivo costruttore. In seconda battuta abbiamo lavorato sulla sua “rigida” modalità di vivere, sia attraverso l’utilizzo del diario, che di altri “compiti per casa” volti a promuovere esperienze che, in prima battuta, egli riteneva assolutamente non percorribili. La sintomatologia ossessiva è diminuita già dopo alcune sedute, per poi scomparire con il proseguo del percorso. Ho visto Cesare per circa un anno, inizialmente con cadenza settimanale e, via via che la sofferenza diminuiva, con cadenza bisettimanale. Al termine del percorso il ragazzo non presentava sintomi psicopatologici, aveva le idee chiare sul proprio futuro, e soprattutto si concedeva spesso la possibilità di non “eccellere a tutti costi” in ciò che faceva.   


[Tutti i brani pubblicati sono ispirati a colloqui reali, ma gli interventi contenuti nei dialoghi si riferiscono esclusivamente a situazioni specifiche e non possono in alcun modo sostituire né integrare una diagnosi psicologica, né un colloquio con uno psicologo. Ogni riferimento a luoghi, situazioni e persone è stato rimosso o modificato.]

Cose è utile fare quando si hanno delle ossessioni?

Se ritieni di sperimentare sintomi Ossessivo-Compulsivi, non esitare a contattarmi per un primo colloquio presso uno studio di Verona oppure online.
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Domande e risposte frequenti sulle ossessioni e compulsioni

I primi incontri sono generalmente orientati a comprendere l’origine della sintomatologia del paziente, a raccogliere la sua storia di vita ed a definire gli obiettivi sui quali si lavorerà lungo il percorso psicoterapeutico. Durante i primi colloqui sono previsti anche alcuni interventi da parte dello Psicoterapeuta, tra cui l’insegnamento di alcune semplici tecniche utili per gestire i sintomi ossessivi.


Gli incontri successivi sono dedicati ad affrontare i topic esistenziali e le dinamiche quotidiane alla base della sofferenza del paziente. I principali strumenti utilizzati durante la Psicoterapia sono il Diario e le Prescrizioni Esperienziali.

Un percorso per questo tipo di problematica dura mediamente tra le 20 e le 30 sedute. E’ molto importante definire già dai primi incontri quali obiettivi si possono raggiungere tramite un percorso psicoterapeutico. Infatti, a seconda delle cronicizzazione del disturbo e di altre variabili, è possibile capire se aspirare ad una completa remissione sintomatologica oppure ad una remissione parziale. Attraverso un percorso di Psicoterapia il paziente può comunque ambire ad un miglioramento della qualità della vita nella gran parte delle situazioni.

L’ideale frequenza è di un colloquio alla settimana; si è infatti visto che questo lasso temporale è abbastanza ampio da consentire al paziente di fare propri gli elementi emersi durante gli incontri di psicoterapia e di applicarli durante la quotidianità. La distanza temporale di circa sette giorni è altresì sufficientemente ristretta da limitare la perdita di motivazione al cambiamento.


Con il proseguo del percorso ed il raggiungimento di almeno parte degli obiettivi, la frequenza dei colloqui diminuisce, prima bisettimanalmente e poi mensilmente.

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